Caso Sepino-Bagnolese, Mastrodonato: occorre ristabilire subito la verità


Riceviamo e pubblichiamo una lettera del dottor Franco Mastrodonato in merito ai fatti riguardanti la partita Sepino-Bagnolese.

“Mi chiamo Franco Mastrodonato, medico in Bagnoli del Trigno, padre di un giocatore della squadra di calcio locale “La Bagnolese”; mi sento in dovere, dopo i clamori suscitati dagli eventi accaduti sul campo sportivo di Sepino domenica 18 c.m., di scrivere ai mezzi d’informazione per esprimere la più ferma indignazione per come, da parte di alcuni, sono stati raccontati i fatti che hanno coinvolto alcuni ragazzi e dirigenti della Bagnolese stessa. Premetto che sono contro ogni forma di violenza, a qualsiasi titolo venga commessa, che sono disponibile anche a stigmatizzare il comportamento di alcuni giocatori e dirigenti della squadra di calcio locale per il comportamento esuberante mostrato nell’occasione, ma da qui ad accettare che gli stessi vengano trattati alla stregua di teppisti, violenti ed attaccabrighe, ce ne corre. Ad essere in ballo non è solo il buon nome dei nostri giovani ma quello di un’intera comunità: non si può tollerare che gente che vive tranquilla, per indole buona ed onesta, venga fatta passare per una collettività che alleva e genera violenza; non ci sto!!! Ma allora di chi è la colpa? Della ragazzata di turno? Di chi, spinto da un alterato spirito sportivo ed agonistico, può aver perso momentaneamente la testa? La responsabilità è dei giornalisti che hanno alterato la verità? Niente di tutto questo. Il tutto nasce da una serie di coincidenze e motivazioni a vario titolo convergenti. Domenica 18 aprile, sul campo sportivo del Sepino si stava svolgendo con tutta tranquillità una partita di calcio tra la squadra locale e “La Bagnolese”; negli ultimissimi minuti, senza voler fare una cronistoria dettagliata, un giocatore della squadra ospite indirizzava un tiro verso la porta avversaria; la palla entrava in porta ma ne usciva a causa di un buco nella rete. I giocatori del Sepino abbassavano già mesta la testa quando l’arbitro negava il goal ritenendo la palla essere giunta fuori dallo specchio della porta. Scoppiava la gazzarra: proteste dei giocatori del Bagnoli, esultanza e difesa della decisione arbitrale da parte di quelli del Sepino. L’arbitro veniva strattonato e tirato per la maglia per invitarlo a verificare la presenza del buco nella rete, cosa che si guardava bene dal fare; parapiglia generale sino all’intervento dei carabinieri. I dirigenti della Bagnolese fotografavano la rete bucata, inoltravano ricorso e provvedevano a denunciare alla stampa il torto subito. Il Sepino approfittava della situazione creatasi per difendere il risultato e si erigeva a paladino dell’arbitro; un giocatore della stessa squadra, però,  scriveva la verità su facebook. L’arbitro stilava il suo referto, provvedeva a farsi visitare da un sanitario ed a denunciare il tutto alla giustizia sportiva; suo padre esprimeva protesta ai mezzi di comunicazione e prometteva di adire le vie legali. Il giudice sportivo, sulla base del referto arbitrale pensava a comminare una punizione esemplare alla Bagnolese. Questi i fatti; ma allora dove nasce l’indignazione: un’ordinaria storia di brutto calcio si potrebbe dire; non è affatto così. “Cornuti e mazziati” si può invece affermare: i nostri ragazzi descritti come teppisti e violenti e additati alla vergogna dall’intera comunità bagnolese. Chi era presente all’accaduto, soprattutto spettatori, si ribellano a questa rappresentazione della realtà e testimoniano la verità. L’arbitro,  alle prime esperienze arbitrali, lo si deve capire e comprendere, si è trovato a vivere una situazione più grande di lui: non riuscendo ad avere una giusta visione della realtà, ha preso una decisione affrettata e si è rifiutato di svolgere subito la dovuta verifica del buco nella rete. Tutto questo però ci può stare e la decisione dell’arbitro, per quanto ingiusta e dettata da  inesperienza, va sempre rispettata. Quello che non si può accettare è il seguito: i presunti danni fisici dichiarati, per quanto attestati da un certificato di un collega, non ci sono mai stati per il semplice fatto che nessuno, tranne qualche spintone e strattonamento, si è permesso di aggredire l’arbitro fisicamente, come si vuol far credere. Nel referto arbitrale vengono coinvolti giocatori e dirigenti che, pur protestando, non hanno minimamente partecipato a quello che viene fatto passare come un vero e proprio assalto; non c’è una vittima come non ci sono aguzzini, e la visione distorta rendicontata dall’arbitro,  lo si può capire, deriva dalla paura che lo ha assalito nel gestire una circostanza che lo ha trovato, per la giovane età e l’inesperienza, sicuramente impreparato. Credo che i designatori arbitrali, la giustizia sportiva, i responsabili della Federazione dovrebbero tenere conto di tutto questo. Noi genitori ed i nostri figli vogliamo che lo sport sia vissuto con tranquillità e serenità, ma a tutto questo deve concorrere un’organizzazione adeguata da parte dei responsabili preposti, occorre collaborare tutti insieme per far sì che non avvengano fatti incresciosi. Tenendo conto di quanto espresso, non mi sembra proprio che decisioni come quelle assunte, ritenute esemplari, e scaturite invece da condizioni viziate di giudizio, possano servire a rasserenare gli animi ed a far vivere lo sport con lealtà e giustizia. Il mio auspicio è che questo mio scritto possa servire a qualcosa, ma soprattutto l’augurio è quello di poter concorrere a ristabilire una verità che appare rubata, questo per il buon nome dei nostri ragazzi, di tutta la comunità bagnolese, ferita da quanto sta accadendo, e soprattutto per lo SPORT. Con lo stesso spirito invito i responsabili regionali e provinciali della Federazione, quelli di tutti gli altri organi preposti e l’arbitro in questione stesso, a venire a Bagnoli, ad incontrarsi con la squadra, con noi genitori e con la comunità tutta, a verificare di persona che gente siamo, per una festa all’insegna dell’amicizia e dei valori sportivi. Nel caso in cui dovesse prevalere uno spirito contrario, assumo impegno nel promuovere un Comitato di Genitori che possa difendere i nostri ragazzi, che, ben inteso, si sanno tutelare da soli, ma in una situazione del genere, oltre che essere redarguiti, come già e stato fatto, hanno bisogno del nostro più completo appoggio morale, pronti anche, qualora dovesse  malauguratamente rendersi necessario, all’appoggio economico per adire le vie legali contro chiunque volesse infangare il loro nome e quello di un paese che è abituato ad andare a testa alta”.

Bagnoli del Trigno 22/04/2010

 

Dott. Franco Mastrodonato

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1 Commento

Archiviato in Bagnoli del Trigno

Una risposta a “Caso Sepino-Bagnolese, Mastrodonato: occorre ristabilire subito la verità

  1. Di Benedetto

    goal o non goal i giocatori della Bagnolese si sono dimostrati antisportivi nei confronti dell’arbitro…mai nessuno ha ammesso che la palla fosse entrata…
    Da sottolineare il comportamento da parte di alcuni dirigenti della Bagnolese che dopo l’azione del presunto goal hanno danneggiato le reti della porta in questione…non è calcio questo!!!!!!!!!!!!!!

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